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NOTIZIE

E’ necessaria una sistemazione strutturale e innovativa dell’intero settore delle cure primarie”. E’ l’auspicio formulato da Claudio Cricelli, presidente della Societa’ Italiana di Medicina Generale (SIMG), in una lettera inviata alle rappresentanze sindacali della medicina generale. “L’attuale governo - continua Cricelli - ha posto le basi per una sostanziale reingegnerizzazione dell’intero sistema di cure. E’ la strada giusta su cui dobbiamo proseguire”. Tre gli obiettivi da raggiungere: integrazione dei servizi e dei singoli elementi attualmente presenti sul territorio finalizzandoli alla creazione di un comparto vero e proprio; allineamento delle cure primarie alle cure secondarie, in termini di complessita’, finanziamento e creazione di strutture e infrastrutture; trasformazione del sistema professionale della medicina generale in modo da consentirle la leadership funzionale del sistema, attraverso lo sviluppo della qualita’ professionale, del management e del riconoscimento del merito della qualita’ erogata. “Solo cosi’ - conclude Cricelli - si puo’ realizzare la Clinical Governance”.

AGI 6/2/2008

"Due medici licenziati in Toscana nonostante il parere contrario del comitato regionale di controllo. Braccio di ferro tra Asl e sindacati. Lontano il concetto di "clinical governance" (i medici devono avere responsabilità di gestione, soprattutto nel segnalare ciò che non va) e molto vicino quello di "dittatura" (ciò che non va è affare di chi governa e se ci scappa il morto si fa finta di nulla)".

Repubblica Salute 20/06/2007

Il XXIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale (Simg) ha rappresentato un successo nell’ambito del programma di Educazione continua in medicina (Ecm). L’alta partecipazione degli iscritti, ha riconfermato l’importanza di questo prezioso strumento di aggiornamento professionale che, nel tafferuglio generale provocato dalla legge finanziaria, vede minacciato il suo percorso di crescita e miglioramento, soprattutto per le conseguenti posizioni annunciate dalla Farmindustria. È apparsa di grande importanza, quindi, la “voglia di fare” dell’intera comunità dei medici di famiglia, non solo per la volontà di salvaguardare il programma di Ecm, ma anche per realizzare quel progetto di Governo Clinico di cui si parla e che richiede una larga unità di intenti, capace di condurre al ruolo di attore principale dello sviluppo e del miglioramento delle prestazioni del SSN, in cui gioca un ruolo importantissimo proprio la figura del medico di medicina generale. Claudio Cricelli e Giacomo Milillo hanno parlato della necessità di un dialogo costruttivo che conduca alla conquista di quegli obiettivi condivisi dalla medicina generale. “Ci siamo dati una opportunità – ha detto Cricelli – poi questa opportunità andrà concretizzata, trasformandola in un tavolo di lavoro”. Anche Milillo ha sottolineato il bisogno di ricostruire una unità di intenti. Quello di Firenze rappresenta un passo importante che evidenzia la volontà di migliorare gli standard qualitativi di cure attraverso un dialogo con le istituzioni. Il ruolo del medico generico è di fondamentale importanza e dalla sua preparazione, dal suo aggiornamento e dalla sua capacità di indirizzare il cittadino ad adeguati cicli di screening deriva il miglioramento della qualità del servizio sanitario e della qualità di vita.

Preview on line 29/11/2006

Le prospettive italiane. Stefano Zucchelli, Sottosegretario alla Salute, afferma: “Siamo profondi ammiratori del modello sanitario inglese, forse addirittura imitatori. Ammettendo con molta lealtà i nostri ritardi, ci stiamo preoccupando di percorrere la strada già intrapresa a suo tempo in Gran Bretagna. Non si tratta solo di fare leggi, attenzione, ma di coinvolgere tutti gli operatori sanitari. Dopo il 1992 e il 1999 affrontiamo quindi la terza tappa di un profondo processo di riforma del SSN: non mettiamo in discussione le scelte già fatte, ma occorre una riequilibratura. I cittadini italiani infatti sono cresciuti in esigenze e consapevolezza, e pretendono la massima qualità delle prestazioni sanitarie: nella ricerca di questa qualità l’esperienza inglese ci è sommamente utile, è una stella polare, per così dire”. Patrick Geoghegan, Chief Executive del South Essex Partnership NHS Foundation Trust, spiega: “Il concetto di Governo Clinico o Clinical Governance è una pietra miliare, un punto di svolta: ora i pazienti quando si rivolgono ad una struttura sanitaria della Gran Bretagna entrano in un ambiente sicuro, nel quale il rischio non è eliminato ma è un rischio gestito, controllato. Personalmente in 34 anni di onorata carriera da medico non ho mai visto trasformazioni più profonde come quelle messe in atto dall’ultima riforma. Il concetto-base del nostro modello è: scelta. Cioè dobbiamo permettere ai pazienti di scegliere come, quando e dove accedere ai servizi sanitari. Il motore della trasformazione sono i piedi dei pazienti, che decidono di andare nelle strutture dove il servizio è migliore e determinano con questa scelta la politica di investimenti del Governo centrale: questo genera a cascata competizione e pluralità dei servizi. Naturalmente molte strutture e organizzazioni sanitarie vivono questo modello come un pericolo, perché vengono spazzati via monopoli e privilegi, mentre vengono incentivate partnership e joint-venture. Abbiamo introdotto tariffe fisse per le prestazioni specialistiche di pubblico e privato, e stiamo via via impostando standard nazionali per medici a cui tutti devono aderire senza eccezioni. Ogni anno vengono misurate e rese pubbliche le performance di tutte le strutture sanitarie nazionali: quando le performance sono di scarsa qualità, una commissione di controllo interviene anche con durezza. Qualunque episodio di malfunzionamento – anche su segnalazione dei pazienti - viene valutato, e se non vengono apportate modifiche sostanziali le persone interessate rischiano il posto di lavoro. Solo così le strutture sanitarie si accorgono che per sopravvivere devono cambiare in meglio. Continuamente. Per ottenere protocolli efficaci e linee-guida intelligenti tutti gli operatori sanitari devono essere coinvolti, dai dirigenti ai clinici, dal personale infermieristico a quello amministrativo, financo alle donne delle pulizie, e tutte le strategie devono essere sottoposte ad un continuo processo di revisione e correzione. Anche i medici italiani che hanno avuto occasione di lavorare nelle nostre strutture ci dicono di avvertire un senso di grande libertà e democrazia. Da noi ci si siede tutti ad un tavolo e si risolvono i problemi, tutto qua”.

YAHOO salute 9/11/2006

Un’Azienda ha l’obbligo di porsi obiettivi ben precisi rispetto alla gestione della formazione dei propri dipendenti, dai Dirigenti ai Quadri intermedi fino agli Operatori di Base e deve contestualmente esplicitare le linee di indirizzo attraverso le quali caratterizzare questa importante e fondamentale funzione aziendale.”
“In modo particolare e specifico un’azienda ASL deve tenere il passo ai continui e accelerati progressi in campo scientifico soprattutto in quelle discipline che rappresentano la base operativa dei servizi preposti alla tutela della salute dei cittadini. Una tale necessità viene opportunamente definita come Formazione Continua e deve essere considerata uno strumento in grado di migliorare la qualità delle prestazioni erogate e di valorizzare il governo clinico dell’azienda. Le interconnessioni esistenti tra qualità e governo clinico pongono la formazione in una posizione di rilievo nelle priorità della ASL .
L’Azienda USL RM/F inoltre intende utilizzare la cultura e la pratica del governo per obiettivi, adottando un sistema “circolare” top-down e bottom-up, che coinvolga tutti i livelli di responsabilità.”
“La traduzione operativa di questi principi porta a considerare la formazione come un processo esteso a tutte le componenti organizzative, tecnico professionali, sanitarie ed amministrative rappresentate entro il sistema Azienda RM/F. E’ necessario articolare i “prodotti formativi aziendali” in specifiche aree entro cui definire precisi “percorsi formativi”. Trattasi di una formazione che sia capace di attivare reali e sostanziali processi di cambiamento e di produrre una cultura che utilizzi la crescita professionale dei propri operatori per una crescita organizzativa dell’Azienda.”

Saffiotti (CentocelleNEWS)

Livia Turco, Ministro della Salute, ha affermato che il medico di famiglia resta il centro attorno al quale bisogna articolare questo nuovo spazio di tutela e assistenza sanitaria. «Prima di tutto perché il rapporto di fiducia medico-cittadino è fondamentale. E poi perché già oggi lo studio del medico di famiglia, soprattutto laddove sono già maturate esperienze di associazione e ampliamento dell’offerta di servizi al suo interno, rappresenta un cardine e un punto di riferimento da cui non possiamo non partire».
«Ma dobbiamo fare un passo in più», afferma il ministro. «Serve infatti un cambiamento anche culturale e di fiducia verso la possibilità di riaprire il grande “cantiere” della sanità italiana. Senza convinzione non sarà infatti possibile compiere quel balzo definitivo verso un’altra concezione della medicina del territorio. E per questo serve anche un nuovo impegno nella formazione del medico di famiglia, riscoprendo la sua specificità nei percorsi di livello universitario e nelle altre iniziative di aggiornamento e formazione, dove bisognerà far sì che le nuove dinamiche della medicina di famiglia diventino protagoniste. Sia come materia specifica che come docenza da affidare a chi ha vera esperienza sul campo».
Queste richieste secondo il ministro servono in vista di nuove modalità di gestione e organizzazione dei servizi nell’ambito di un reale “Governo clinico territoriale”.

Congresso FIMMG 2006 (Sole24ore)

Il “Care Manager”, ha affermato il Presidente della SIMG Claudio Cricelli, è una nuova figura di consigliere e supporto sanitario che aiuti il paziente a destreggiarsi nella complessità della cura, nel rapporto con le cure specialistiche e le difficoltà del Sistema Sanitario e nel rapporto con il proprio medico di famiglia, dal quale discende. Integrato nel team della Medicina Generale, affiancherà inizialmente i pazienti cronici con diabete e scompenso cardiaco, con l’intento di promuovere l’osservanza della cura, il self help e il disease management. Il suo vero ruolo innovativo si svilupperà tuttavia nella promozione della salute e degli stili di vita. Ogni cittadino, nel sistema sanitario del futuro, dovrà essere affiancato dal medico di Medicina Generale e dal suo Care Manager, che non è una figura medica ma sanitaria con funzione di counsellor e guida. Pensiamo a una figura di profilo sanitario elevato e chiederemo all’Ipasvi un confronto immediato". “La maggior parte delle malattie croniche implicano una tale complessità dei processi di cura - afferma Cricelli - da mettere in grave difficoltà le persone anziane, i cronici, i disabili e tutti coloro i quali hanno difficoltà di fruizione dei servizi. In tale ottica il Care Manager è un forte supporto al rilancio dell'equità del sistema sanitario. Questo è il nostro viatico beneaugurante per il prossimo Ministro della Salute”. La prima sperimentazione partirà a settembre in Liguria in due dei gruppi di lavoro della Simg. La sperimentazione del Care Manager affiancherà a breve l'avvio operativo del progetto di Clinical Governance che sarà presentato a settembre nel Convegno di terra d'Otranto. L'obiettivo è lanciare a breve una rete di 1500 Care Manager che fungano da agenti di cura per favorire le buone cure ed affianchino il cittadino nella fruizione delle cure del SSN.

SIMG, 24/5/2006

La dichiarazione. “Pur consapevoli delle difficoltà economiche del Paese, ci aspettiamo un salto di qualità politica che porti ad un coerente finanziamento dei Livelli Essenziali di Assistenza, lasciando al passato quella devastante pratica di sotto finanziamenti che, pur precarizzando i bilanci delle Regioni, non ha salvato quello dello Stato, per offrire invece un quadro di certezze ai cittadini e ai professionisti”. E per quanto riguarda questi ultimi, Bianco ha così detto: “Come professionisti chiediamo di poter operare in un clima di maggiori certezze. Certezze giuridiche, attraverso il forte impegno nella promozione di un Sistema Sanitario pubblico che garantisca l’equità dei servizi, il sostegno delle fasce deboli e di coloro che “deboli” diventano quando si ammalano. Certezze istituzionali, grazie ad un Sistema di tutela della Salute solidale e accessibile che renda disponibili in tutto il Paese servizi alla persona e alla collettività, efficaci, appropriati e di qualità. Ma anche certezze economiche e normative, con una giusta retribuzione di tutti gli operatori e il riconoscimento dei meriti, partendo dal rispetto dei tempi e dei contenuti dei contratti di lavoro quali strumenti di miglioramento della qualità delle organizzazioni e delle attività rese. Quindi certezze professionali: in sintesi l’affermazione, in tutti i luoghi di assistenza e cura, dei principi della moderna “clinical governance”, principi fondati sull’ esercizio autonomo e responsabile delle conoscenze e competenze dei professionisti. E infine certezze formative. E queste sono possibili solo se Università, Istituzioni e soggetti professionali, Governo e Regioni, superando logiche autoreferenziali, riprogettano insieme un percorso formativo pre e post laurea di medici e odontoiatri, in grado di consegnare alla collettività professionisti adeguatamente preparati ed aggiornati, idonei, cioè, a rispondere alle nuove e complesse domande di salute”.

Yahoo Salute, 25/5/2006

È stato approvato oggi in commissione Affari Sociali della Camera il testo unificato per la riforma della legge Bindi sulla Sanità, il cosiddetto testo sul governo clinico. ''Con questo testo - ha commentato Giuseppe Palumbo, presidente della commissione e relatore del provvedimento - si restituisce ai medici un importanza determinante nella gestione del sistema sanitario ospedaliero. Anche per il sottosegretario alla Salute Elisabetta Alberti Casellati ''si tratta di una vera e propria rivoluzione normativa volta a dare piu' spazio alla classe medica e quindi a valorizzarne la professionalità. I medici, infatti, saranno maggiormente coinvolti nella gestione della struttura ospedaliera ed incideranno direttamente sulle scelte e sull' attività d'indirizzo''. Il provvedimento sul 'Governo clinico' oltre a centralizzare la figura del medico, ''ha il grande pregio - sottolinea il sottosegretario - di ridisegnare le procedure concorsuali attraverso un meccanismo che garantirà un percorso di carriera all'insegna della meritocrazia e della trasparenza. Non più dunque scelte politiche - conclude la senatrice azzurra - ma solo scelte di professionalità a garanzia della tutela della Salute dei cittadini''.

ANSA, 26/7/2005

Il Ministro della Salute Girolamo Sirchia ha definito la Clinical Governance "un sistema di gestione che mira a migliorare continuamente l'efficienza e la qualità; un sistema a responsabilità dei medici, infatti si definisce clinical governance proprio per questo motivo". Un approccio che "dà al medico spazi che oggi non ha, spazi di decisione e anche di responsabilità inerenti con la finalità di migliorare appunto sia l'efficienza, quindi l'aspetto economico, sia la qualità, cioè l'aspetto medico". "Bisogna infatti ridare al medico - ha affermato il ministro - un ruolo centrale nella Sanità e negli ospedali, contro il rischio di un'impiegatizzazione della professione".

Sole24ore, 30/04/2004

"Il Governo Clinico rappresenta il modo naturale attraverso il quale i Medici possono gestire correttamente i processi di cura e partecipare alle attività cliniche con modalità che rendano questi processi verificabili e pesabili all’interno del quadro economico del sistema. In breve, riteniamo si possa affermare che il Governo Clinico sia costituito dalla sintesi tra eccellenza della cura, verificabilità, pesatura dell’attività professionale e coerenza con il finanziamento del servizio. Un aspetto evolutivo, dunque, che non sarà assolutamente possibile trascurare. Anzi, le modalità di applicazione di questo modello generale all’endoscopia dovrebbe essere l’obbiettivo di una nostra precisa iniziativa di politica professionale che dia luogo, possibilmente, ad un Convegno di studio. Questo ci offrirebbe l’opportunità e l’occasione per aprire un confronto con le associazioni mediche, lo Stato, le Regioni, i Sindacati medici e l’industria, su questi e su altri aspetti legati alla riorganizzazione della Professione".

Isse.it, dicembre 2004

"L’impegno nel Veneto espresso dal Comitato Scientifico del Centro ha valorizzato il confronto tra le varie esperienze già operanti ed riconosce l’ECM quale fondamentale elemento del Governo Clinico anche nel sistema sanitario della nostra regione. Il metodo di lavoro ha ricercato i requisiti di un sistema che mira alla qualità della formazione continua attuata, come pure alla partecipazione e alla efficacia dimostrata (in termini di benefiche ricadute sui cittadini e sul sistema sanitario). La Regione vuole garantire una ampia diffusione del sistema regionale Veneto di accreditamento ed un’attività di comunicazione e cultura dell’ECM rivolta ai professionisti del nostro territorio".

Centro Regionale ECM Veneto

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